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L’enorme (scempio) complesso della “Masseria AGROPOLIS”

Per visitare questo hotel, considerato come uno tra i più grandi alberghi abbandonati in Puglia, abbiamo raggiunto i pressi di San Giovanni Rotondo, nel nord della Puglia, terza destinazione religiosa italiana dopo il Vaticano e Assisi.

Come suggerito dal nome, fino agli inizi del ‘900 in questa conca c’era un grande lago carsico, bonificato per far posto a estesi campi da coltivare. Da secoli non suonavano già più le campane dei due conventi che ne lambivano le rive, Sant’Egidio e San Nicola, posti a presidio di questo tratto di Via Francigena che dal Medioevo porta i pellegrini al vicino Santuario della Grotta di San Michele di Monte Sant’Angelo.

Da sempre la naturale vocazione di questo territorio, aspro e montano, è stata quella “della terra”, quella dei pastori e degli agricoltori. Per tal motivo negli anni ’90 la Comunità Montana del Gargano (organo pubblico deputato allo sviluppo economico delle aree montane, oggi scomparso) decise di dare vita a un progetto avveniristico e lungimiranteMasseria Agropolis (“città agricola”), un centro pilota che nelle intenzioni doveva essere polo di sviluppo della filiera agroalimentare per portare le attività tradizionali del Gargano verso il mercato futuro.

Nel 1992 l’inizio dei lavori su un’area di 90 ettari, finanziati con 30 miliardi di lire di fondi Comunitari, e nel 1999 lo start alla struttura che trovò, infine, nella ricettività la sua attività principale tradendo le aspettative iniziali. La struttura è immensa: ben 112 camere, una sala ricevimenti, una sala congressi, un auditorium, due ristoranti, piscina, campi da tennis, museo, palestra e persino una chiesa; fino a 100 unità occupate per quello che era, nella pratica, un albergo 4 stelle, ma che nel 2004 per ragioni gestionali, amministrative, economiche e politiche, precipitò verso il fallimento (decretato dal tribunale di Foggia) e il conseguente abbandono.

Nel corso di pochi anni, infatti, la masseria si era trasformata nell’oggetto dei desideri da parte degli amministratori locali: tanti lavoratori, tanti fornitori, tanti voti. Vari i tentativi, più o meno concreti, di ridare vita al luogo, tutti sfumati. Messi all’asta i beni mobili (per un importo di €320.000), resta la cattedrale nel deserto che consacra la politica clientelare italiana.

La natura, si sa, impiega poco a riprendersi il suo. La geomorfologia del luogo, infatti, sta lentamente formando nuovamente il “pantano” a partire dalle fondamenta e dai piani sotterranei, ormai totalmente sommersi.  A poco servono le pompe di sollevamento sempre in moto e pagate con fondi pubblici dalla Regione Puglia, attuale proprietaria del complesso. L’acqua fa marcire tutto, il tasso di umidità è altissimo, i controsoffitti cedono, la moquette delle camere è inzuppata e, nonostante il servizio di vigilanza, i vandali qui sono di casa, così come i giocatori di soft-air.

Spazi aperti e grandi si intervallano a zone buie e altre dove la vegetazione ha avvolto tutto. La piscina è grande e doveva trasmettere una bella emozione farsi una nuotata qui, tra le montagne del Gargano. Le trombe delle scale che vanno ai piani sotterranei sono sommerse impedendo la visita a un altro piano, sicuramente vasto, che doveva contenere le strutture di servizio (caldaie, lavanderie etc). Visitare Masseria Agropolis dà rabbia: ad ogni passo compiuto calpestando porte, vetri, mobili, il sangue ribolle sempre più.

L’accesso a Masseria Agropolis non è consentito (sono presenti i guardiani) oltre che sconsigliata a causa della pericolosità di alcune parti dell’edificio.

Reportage a cura di ASCOSI LASCITI

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