Il decennio d’oro di Peppino Petrucci

di Luigi CIAVARELLA

Le vicende musicali di Giuseppe Petrucci (classe 1935) cominciano nei primi anni cinquanta quando impara a suonare la fisarmonica dopo averla acquistata da un venditore di Sannicandro Garganico, grazie alla mediazione di Tonino Lombardozzi, che gli darà pure qualche lezione, e si concludono nel 1964 data in cui lascia la sua militanza nel campo della musica attiva per assumere un incarico pubblico.

Un decennio molto impegnativo in cui Peppino ha visto crescere il suo ruolo di musicista ma soprattutto di insegnante di fisarmonica svolto in ambito locale, con ripercussioni anche in altri luoghi, grazie alla collaborazione intrecciata con la nota marca di tastiere e fisarmoniche Farfisa. Un rapporto artistico che gli consentì di aprire un Centro Didattico in paese in via XXIV Maggio (Walther Pipet), che fu un vero punto di riferimento, una scuola di formazione a tutti gli effetti che aprì le porte a molti giovani all’apprendimento dello strumento.

Se ne conteranno una trentina di allievi, tra maschi e femmine e persino giovanissimi, quasi tutti in seguito dispersi nell’anonimato salvo uno, Angelo Iannantuono, che farà valere gli insegnamenti ricevuti partecipando attivamente in alcuni gruppi formatosi negli anni sessanta (per esempio in Arcangelo e il suo Complesso, con Michele Fulgaro e Matteo Napolitano) e successivi, ritrovandolo spesso anche nei tanti appuntamenti live di tipo nostalgico di cui è ricca la storia musicale del paese, sino ai giorni nostri.

Ma la notorietà più appariscente Giuseppe Petrucci la ottiene in paese per mezzo di una formazione musicale di sua invenzione dal nome curioso : Walter Pitet, composta verso la fine dei cinquanta allo scopo di dare impulso alle sue passioni con un ensemble che raggruppava alcuni nomi importanti di quei tempi: Matteo Napolitano, Antonio Verde, Luigi De Carolis, Matteo Vigilante, riuniti in un sodalizio col fine di intrattenere feste nuziali, serate danzanti, serenate al chiaro di luna, etc. Ma il loro interesse maggiore fu quello di stare insieme in libertà per vivere il proprio tempo con la musica. Giuseppe, che era sarto, mestiere ereditato dal padre emigrato in Australia, aveva persino disegnato il taglio delle loro divise, come si può vedere in una foto del 1959 qui riprodotta.

Il termine Walter Pitet deriva dal nome d’arte da lui adottato in seguito ad un caso di omonimia con un artista napoletano in un tempo in cui Peppino Petrucci scriveva partiture musicali per canzoni regolarmente depositate presso le varie Edizioni Musicali italiane. Ne ha scritte una quindicina alcune delle quali ha composto anche il testo, in genere dedicate alle persone e ai luoghi a lui cari: la moglie e Borgo Celano.

Con il piccolo Borgo Celano, dove risiede da quando sono state costituite le cooperative edilizie Santa Rita, che lui stesso ne ha favorito la nascita, ha sempre mantenuto costante nel tempo un legame affettivo. Qui ha creato con altri l’intraprendente Associazione A.ri.sboc poi trasformata in Pro Loco che tanta considerazione dona al luogo attraverso l’azione di alcune iniziative, culinarie, sportive e culturali, che molti se li ricordano ancora.      

Però dopo dieci anni vissuti energicamente spesi per la musica e la sua diffusione mediante la fisarmonica (indirizzò persino una lettera polemica alla RAI rea di penalizzare la fisarmonica nei suoi programmi) ecco che Peppino nel 1964, ottenuto un posto nel corpo dei vigili urbani del paese, di cui è maggiormente noto in paese, si vide costretto a rinunciare alla musica e alla sua amata fisarmonica, costretto dalle circostanze ad annullare ogni attività musicale fino a quel momento manifestata con tanto ardore.

Le due attività non erano compatibili secondo le direttive del comandante dei vigili urbani di allora. Così Peppino appende al chiodo la sua pesante, luccicante, bella fisarmonica, una Victoria Accordion Cromatic prodotta a Castelfidardo, acquistata in sostituzione della sua vecchia fedele Settimio Soprano Farfisa dei bei tempi, che tante soddisfazione le aveva dato, per rivolgere i suoi nuovi interessi ad altre forme d’intervento.

Ma questa è un’altra storia.

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