La San Marco in Lamis di un Tempo, in Mostra
Recentemente abbiamo avuto l’opportunità di visitare una mostra fotografica dedicata alla storia del mio paese. Si tratta di una raccolta di immagini che raccontano la vita quotidiana, le tradizioni e i cambiamenti che ha attraversato la nostra comunità nel corso degli anni.
di Prapucean Patricia Elena, Lombardozzi Serena 3 AM, Classe Terza Moda
Le fotografie sono esposte in un percorso ben organizzato, suddiviso per aree tematiche: la vita di paese, le tradizioni popolari, i mestieri del tempo, gli eventi storici e l’evoluzione architettonica del territorio. Ogni foto è accompagnata da una breve descrizione. È affascinante vedere come, nel corso degli anni, le persone e i luoghi sono cambiati, ma anche come al tempo stesso, alcuni aspetti fondamentali della nostra identità sono rimati così com’erano. Sembra cambiato persino l’aspetto fisico delle persone e l’ambiente in cui si vive.
Basti pensare alle strade fangose e pietrose e alle abitazioni dove i cittadini vivevano. Prima una famiglia numerosa abitava in una casa di pochi metri quadrati senza acqua; al rifornimento di questo bene essenziale doveva pensarci la donna che andava “sop li puzzra”, cioè in Piazza Oberdan, a prendere l’acqua da bere e per fare da mangiare, mentre l’acqua per lavare la biancheria la prendeva nella cisterna (se l’aveva), altrimenti doveva chiederla per favore o pagarla a qualche vicina di casa.
Tra i diversi mestieri, i braccianti agricoli svolgevano la loro attività nelle campagne e si spostavano con un pullman antico. Tra le immagini che ho visto, alcune mi hanno lasciato il segno, come ad esempio, la foto del “primo carro senza cavalli”, cioè la vettura che una volta al giorno collegava San Marco in Lamis e San Severo e disponeva di dieci posti divisi a quattro per la prima e a sei per la seconda, mi ha fatto riflettere che utilizzassero spolverini poiché a quei tempi non c’erano i vetri sulle vetture.
L’istruzione, nella maggior parte dei cittadini, non andava oltre la quinta elementare, erano pochi quelli che frequentavano le prime scuole medie, perché molti di loro si fermavano per andare a lavorare. Nelle strade le famiglie si rispettavano e tutti sapevano tutto di tutti. Alcune donne lavoravano al telaio, cioè creavano i tessuti e le stoffe che poi servivano per fare dei vestiti.
Mentre osservavamo questa foto un anziano signore molto simpatico, che mi ha spiegato come si usava il telaio e i nomi specifici dei vari strumenti che si usavano, a me è rimasto impresso il nome di uno di essi: “lu vinnl”. Questa mostra ci ha fatto capire che adesso la gente non si rende conto di quanti sacrifici si facevano prima solo per avere un pezzo di pane e un po’ d’acqua. Forse non ci credono perché è troppo grande la differenza tra il paese com’era prima e il paese com’è oggi.
Queste immagini raccontavano storie di vita, di sacrifici, di gioia, di evoluzione e di cambiamenti, tutte per capire chi siamo oggi. Mi ha colpito sapere anche che in quel periodo la gente non aveva abbastanza cibo per mangiare quindi soffriva la fame. Questa visita mi ha permesso di vivere un pezzo della storia del mio paese, fatta di emozioni, resilienza e memoria collettiva. Ogni immagine e ogni storia che custodisce un insegnamento, ci aiuta a capire chi siamo oggi, e a costruire un futuro consapevole delle nostre radici.
Forte è l’effetto anche delle immagini del settembre 1982, immagini dell’alluvione, immagini dove si vedeva che pioveva da giorni e che l’acqua non fu più assorbita e si formarono una miriade di rigagnoli. Quelle immagini hanno lasciato un segno, il contrasto tra l’acqua che invade tutto e la forza delle persone nel rialzarsi. Mi ha fatto comprendere quanto il passato si conservi nei ricordi della comunità.
Cos’è una delle cose che accomuna le nuove e le vecchie generazioni? Il luogo, le nostre radici, ciò che è stato qualcun altro per farci essere noi. Ed è proprio per questo che la visita alla mostra è stata significativa. Camminare tra quelle immagini, ascoltare quelle storie, mi ha fatto riflettere su quanto il nostro presente sia intrecciato con le storie di chi ci ha preceduti.